Scrive così Fiorenzo Dosso, giornalista e cronista dal cuore biancorosso, sul sito di AC Monza, nella sua solita rubrica del giovedì "I giovedì di Fiorenzo Dosso". La cronaca per intero con la ricostruzione della gara è disponibile sul sito di AC Monza nella sezione "Notizie." Ecco quanto scrive Dosso sul derby che fece infurirare i tifosi brianzoli:
"La madre di tutte le ingiustizie. La più atroce di tutte le beffe. Per il Monza. Che fu scippato (non trovo altro termine neppure 45 anni dopo) di una sacrosanta vittoria e - forse - addirittura della Serie A. Per me. Che, a 16 anni appena compiuti, credevo (ancora) in una sorta di giustizia morale. La stessa che, a ormai quasi 61 primavere, mi spinge ad ammettere - onestamente - che quel pareggio ci sarebbe potuto anche stare, nel contesto di una partita bellissima ed emozionante. Fu il modo che griderà sempre vendetta. E, purtroppo, non la troverà mai."
[...] "Di altissima scuola i due gol del primo tempo: vantaggio ospite con un colpo di testa da manuale di Cavagnetto a coronamento di una stupenda azione corale, pareggio dei bagaj con una straordinaria girata volante di contro balzo di Francesco Vincenzi servito da una insistente percussione di Ronco. L’avvio della ripresa è al fulmicotone: Cavagnetto si divora subito un gol clamoroso, poi il grande cuore dei ragazzi di Magni regala 5’ di assoluta libidine. Al 54’ corner lungo di Ronco, prepotente inserimento a centro area di Massaro che schiaccia di testa a fil di palo: la torcida biancorossa esplode. Io sono lì. Orgoglioso ed emozionato. Al 59’ il pollaio diventa avamposto del paradiso: un sontuoso Vincenzi premia la sovrapposizione di Corti, tracciante per il perfetto taglio di Massaro che se la aggiusta di destro e col sinistro elude la disperata uscita di Vecchi. Il Sada è una bolgia."
"Manca mezzora, il doppio vantaggio rassicura ma la difesa ai minimi termini e - soprattutto - la veemente reazione del Como preoccupano. I mai amati ‘cugini’ sono una grande squadra. E alzano esponenzialmente i giri del loro potente motore. Al 63’ Vierchowod sciupa un grande assist di Nicoletti. Al 73’ un rimpallo fortunato spalanca a Pozzato il corridoio per riaprire la sfida. Che diventa ancora più avvincente. Al 77’ il pareggio sembra fatto ma un gigantesco Pallavicini chiude miracolosamente lo stesso Pozzato. I lariani arrembano con tutto il loro potenziale, il Monza si difende con le unghie e con i denti. Soprattutto con il cuore. Prezioso, in particolare, il grande lavoro di copertura difensiva di Acanfora. La sofferenza è stillicidio secondo per secondo. La partita è tutta sotto la curva del Como. Io dalla parte opposta sfogo nervosamente la tensione sulla mia inseparabile sciarpa biancorossa. E arriva il 90’. Dovessi usare le mie parole sconfinerei (ancora adesso) nel becero turpiloquio. Quindi lascio spazio al pezzo dell’inviato de La Gazzetta Dello Sport, Giorgio Contarini, assolutamente ‘super partes’ nella sua cronaca di lunedì 14 aprile 1980:"
“... Nicoletti ha atteso il pallone spalle alla porta, appiccicato al fedele custode Giusto che lo tampinava da dietro. Dalla tribuna si è visto nettamente il centravanti lariano aggiustarsi con la mano e tentare l’ennesima girata, sempre marcato dall’avversario. Agnolin, che era in posizione ravvicinata, ha fischiato accordando al Como il calcio di rigore. A questo punto siamo rimasti allocchiti, incapaci di capire come fosse sfuggito all’arbitro il vistoso fallo di mano e avesse visto soltanto quello successivo. Una svista enorme. Avrebbe, insomma, dovuto essere una punizione a favore del Monza. E’ per questo che non ce la sentiamo di dare un voto ad Agnolin, sin lì assolutamente perfetto, però autore di uno sbaglio che ha cambiato volto al risultato”.
[...] "Adesso il Sada è un concentrato esplosivo di rabbia e di indignazione. La mia (ingenua) fede nella giustizia - calcistica e divina - osa sperare in un miracolo di Marconcini: Mazinga vola dalla parte giusta ma l’esecuzione di Nicoletti è troppo potente. Quello che succede dopo sono sequenze di ira incontrollata: praticamente l’intera curva e larga parte della tribuna si riversano verso il mitico tunnel. L’intero Monza, furibondo, circonda Agnolin che fa fatica a divincolarsi. Ricordo, soprattutto, un indemoniato Nevio Scala: petto e fronte contro l’arbitro e l’intero vocabolario di ‘gentili’ espressioni venete per farsi capire nello stesso dialetto. Quando - scortato dai carabinieri - la giacchetta nera imbocca l'uscita si sentono boati fragorosi come quelli dei tuoni durante i temporali estivi. Se quel tunnel potesse parlare narrerebbe tutti i particolari del finimondo che scoppiò... Adriano Galliani ha raccontato più volte, con il (quasi) sereno distacco di ben 9 lustri, il curioso episodio che lo vide protagonista: “Urlando come un pazzo volevo aggredire Agnolin, Ronco e Massaro mi trattennero, gli ispettori della Lega interpretarono esattamente all’opposto. Risultato: i due giocatori furono squalificati per Monza-Pistoiese della settimana successiva”.
Domenica 13 aprile 1980. Monza, Stadio Sada:
IL TABELLINO
MONZA-COMO 3-3 (1-1)
MARCATORI: Cavagnetto (C) al 21’ pt – F. Vincenzi (M) al 28’ pt – Massaro (M) al 9’ st – Massaro (M) al 14’ st – Pozzato (C) al 28’ st – Nicoletti (C) su rigore al 45’ st
MONZA: Marconcini, Motta (15’ pt Giusto), Pallavicini, Scala, Acanfora, Corti, Massaro, Ronco, F. Vincenzi, Blangero, Monelli. A disposizione: Colombo, Tatti. Allenatore: Magni.
COMO: Vecchi, Vierchowod, Gozzoli, Centi, Fontolan, Volpi, Mancini, Lombardi, Nicoletti, Pozzato, Cavagnetto. A disposizione: Sartoler, Melgrati, Fiaschi. Allenatore: Marchioro.
ARBITRO: Agnolin di Bassano del Grappa.
NOTE: Spettatori 10.000 circa di cui 8.344 paganti per un incasso di Lire 36.997.000. Ammoniti: Vierchowod, Giusto, Pallavicini, Acanfora e Corti. Calci d’angolo 7-7.
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